Pranayama


Prana significa letteralmente “espirazione”, ma nell’uso la parola indica la “forza” o “energia vitale” che permea tutti gli esseri.La pratica del pranayama ha per scopo di “espandere” l’energia vitale e si dice che ringiovanisca la mente e il corpo, conferendo al corpo, come risultato ultimo, l’immortalità.

Ci sono cinque forme di prana dislocate in diverse parti del corpo: il prana pervade la zona fra la gola e il cuore e comprende inalazione ed esalazione; l’apana si trova sotto l’ombelico, rafforza l’intestino crasso e aiuta l’escrezione; il samana, localizzato fra il cuore e l’ombelico, controlla la digestione;l’udana, fra la gola e il cervello, è responsabile della faccia, degli occhi, delle orecchie, della parola e del cervello e controlla l’accesso agli stati più elevati della coscienza. Infine il vyana pervade l’intero corpo “sottile”, coordina il flusso dell’energia e facilita funzioni fondamentali come il movimento. Prana e apana si riferiscono talvolta rispettivamente all’inspirazione e all’espirazione.

La funzione principale del pranayama è di metodo per controllare la mente, si tratta della tecnica yoga fondamentale, tanto che si suole dire che praticare lo yoga senza il controllo del respiro è come tentare di attraversare l’oceano in una barca di argilla. Comprende tre fasi: inspirazione, ritenzione ed espirazione attraverso i due canali (nadi) del naso.

Il canale sinistro (ida nadi) è associato alla donna, alla luna, al colore rosso e alla morte, è considerato “raffreddante”. Influisce sul lato sinistro del corpo e controlla il pensiero. Il canale destro (pingala nadi) è associato all’uomo, al sole, al colore bianco e alla vita e viene ritenuto “riscaldante”. Agisce sul lato destro del corpo e regola i suoi flussi di energia.

Lo scopo del pranayama è di bilanciare i canali destro e sinistro: quando lo si raggiunge, i risultati sono l’illuminazione spirituale, la salute, la forza e la longevità.

I Quattro Requisiti

Quattro sono i requisiti per la buona riuscita del pranayama. Il primo è il “luogo giusto” (sthana), di preferenza un posto silenzioso e fresco, lontano da distrazioni. Il secondo è il “tempo giusto” (kala): le ore ideali sono quelle prima dell’alba, quando lo stomaco non è ne pieno ne vuoto. Un principiante dovrebbe praticare il pranayama soltanto cinque o dieci minuti alla volta, mentre una persona più esperta può farlo per circa un’ora. Il terzo requisito è la “giusta dieta” (mita-hara), che include anche la “posizione giusta” , padmasana o siddhasana. Il corpo seduto deve essere eretto, con le mani appoggiate sulle ginocchia e gli occhi chiusi. L’adepto dovrebbe cominciare respirando “normalmente”, la testa libera dai pensieri. L’ultimo requisito è la purezza dei canali (nadi-shuddi) attraverso i quali il respiro entra e viene espulso.