Cos’è Reiki


Si tratta di un termine giapponese (la pronuncia corretta, anche se praticamente mai usata in Occidente, è Leiki) formato dall’unione di due termini REI e KI. Entrambi si riferiscono all’energia universale, chiamata in molti modi dalle varie civiltà del presente e del passato: “chi” dai cinesi,”prana” dagli indiani,”luce” dai cristiani, “energia organica” da Willhelm Reich, “energia bioplasmica” dai ricercatori sovietici che per primi ne hanno fotografato un ­aspetto per mezzo della Camera Kirlian, e così via. La differenza tra i due termini è che REI si riferisce all’aspetto universale, unitario di tale ener­gia, mentre KI ne è più specificatamente la manifestazione all’interno di ogni essere vivente.
Reiki, quindi, significa in sintesi mettere in sintonia la propria energia personale con quella universale.
Riportando in equilibrio l’energia individuale con quella universale, il Reiki permette tra le altre cose l’avvio di un processo globale di guarigione naturale; ovviamente, parlare di riarmonizzarsi con la realtà significa ben più che risolvere i propri problemi fisici o emotivi. Significa riconquistare il senso più profondo della propria esistenza, imparare ad accettare ed in­terpretare il significato di ogni evento.
La visione che scaturisce dall’approccio al Reiki è globale: la Realtà è una e una sola, al di là delle diverse manifestazioni apparenti a livello di spa­zio e tempo, e di tale Realtà siamo parte integrante e nient’affatto privilegita. Il nostro corpo, la nostra mente, la nostra coscienza non sono che aspetti, sfaccettature di tale quadro, paragonabili ai puntini che costituiscono un’im­magine riprodotta su un quotidiano, importanti solo per la loro relazione con il disegno di cui fanno parte.
Anche per questo, si dice che il Reiki non può maoifestarsi che attraverso l’amore. Se comprendo fino in fondo il fatto che io e il mio prossimo siamo una sola cosa non posso fare a meno di amarlo come me stesso, perchè il mio prossimo è me stesso.
Solo partendo da questo tipo di considerazione è possibile aiutare realmente qualcuno. Fintantochè ci si sente importanti, o anche solo “buoni”, per il fat­to di poterlo guarire non ci si pone sul suo stesso piano ma ci si colloca su uno scalino posto più in alto. A quel punto punto non è più l’energia universale (il REI) ad agire attraverso di noi ma la nostra energia personale, il nostro KI.

Praticare Reiki significa imparare ad essere CANALI, a lasciare agire la Realtà.
Il Reiki propone all’individuo di farsi canale di permettere all’energia di scorrere attraverso di lui per arri1fare dove più è necessaria. L’unica cosa che viene richiesta è la disponibilità totale. La difficoltà è proprio quella di non far nulla se non di ascoltare se stessi, di non sentirsi artefici ma solo mezzi. Le tecniche sono dei suggerimenti ma l’importante è ascoltare se stessi, seguire il proprio istinto e “lasciare che le mani vadano da sole” sul corpo del paziente dove maggiormente serve l’energia.
I processi innescati dal Reiki agiscono su tutti i piani dell’individuo, non solo su quello fisico: con il processo di guarigione viene attivata una riarmonizzazione di tutti gli squilibri passati e presenti. spesso coinvolgendo problemi ormai dimenticati o rimossi. Per questo motivo. spesso riaffiorano acciacchi ormai dimenticati, o problemi emotivi che si credeva di aver defini­tivamente superato. Si tratta di un vero e proprio processo di disintossicazio­ne: tutte le tossine fisiche e psichiche vengono rimesse in circolo per essere poi definitivamente espulse. Quasi sempre. infatti, dopo i primi trattamenti il paziente, invece di migliorare, peggiora, per poi guarire definitivamente. Per questo è bene avvisare il paziente di ciò che può accadere.
Alcuni pazienti provano un gran rilassamento e spesso si addormentano, altri sono irrequieti e faticano moltissimo a lasciarsi andare, alcuni sentono molto l’energia, altri hanno la sensazione che non stia succedendo assolutamente nulla. Si tratta in ogni caso di sensazioni del tutto soggettive che non hanno nulla a che fare con la sostanza del processo di guarigione in atto, ma che possono aiutare il paziente a comprendere il suo “interiore”, molte volte diverso dal suo “esteriore”.
Con il metodo Reiki l’insegnante ancora oggi usa la tecnica Usui per riat­tivare tutti i canali dell’individuo, attivandone inoltre uno che dalla sommità della testa arriva al cuore, e nel quale Reiki scorre e può essere dato inalte­rato ad altre persone, animali, piante.
Colui che da Reiki è soltanto un canale attraverso il quale l’energia scorre.
Tutti possono essere aperti al Reiki, bambini, anziani, persone sane oppure malate. Tale energia scorre per tutta la vita e continua il­ processo di apertura e di guarigione iniziato con l’attivazione.

Reiki ha dunque più di una funzione, da una parte lavora in noi e con noi per la nostra crescita, dall’altra può essere dato: allevia il dolore, accele­ra i processi di guarigione, rilassa, infonde positività, aiuta a capire i mes­saggi della malattia.
a) nel primo ogni studente viene messo in sintonia con l’energia e vengono insegnate delle semplici tecniche per dare Reiki a se stessi e agli altri;
b) nel secondo livello viene insegnato il metodo per inviare Reiki a distanza e per il trattamento mentale. Inviare Reiki a distanza vuol dire dare ener­gia a persone lontane e allo stesso tempo a situazioni passate, presenti e future.
Guarire il passato è di vitale importanza per la nostra crescita: non soltanto con il rivivere e essere consapevoli di certe situazioni, ma soprattutto curando le vecchie ferite per mezzo di un’energia di luce e di amore.
c) il terzo livello è uno studio approfondito su di sè, un viaggio verso lo spirituale.
d) al quarto livello si diventa insegnanti ” master reiki”